20 Settembre 2020
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Etica E Sport... Sempre

01-10-2015 10:06 - News Generiche
L´obiettivo che mi pongo è quello di esporre ancora la mia modesta opinione sui temi etica e sport. Mi rendo contro che il sentiero, il crinale a mia disposizione è molto stretto, con il perenne rischio di cadere da un lato nella retorica e nell´altro in un generico buonismo.

Tempo fa Julio Velasco, sicuramente con più spessore di quanto io possa raggiungere, scriveva un interessante saggio su "Lo sport fra etica e moralismo" nel quale affrontava diversi temi importanti per eliminare la latente ipocrisia insita nella pratica sportiva.
Invitava ad evitare inutili flagellazioni, non essendo certamente lo sport una realtà a se stante e, quindi, immune dai mali di altre sfere del vivere umano, ma poneva alcuni distinguo pesanti.
Ribadiva che un sano atteggiamento etico nello sport deve tenere contro che
"... ci sono certe cose infatti che dipendono dalla morale che uno ha, perché non tutto può, o deve, dipendere dalle regole. C´è anche se non basta un fondo morale che è necessario perché una società sia migliore".
Regole che dovremmo avere nella nostra testa a mo´ di guida nell´agire nello sport secondo i vari ruoli interpretati: giocatore, dirigente, allenatore, genitore...
Nelle conclusioni affermava un concetto che ritengo molto illuminate
"... noi dello sport facciamo un mestiere molto particolare: non basta fare bene le cose, bisogna farle meglio degli altri, bisogna provare a vincere. Ma la vita non è un campionato, il mondo non si divide tra vincenti e perdenti: caso mai la prima distinzione dovrebbe essere tra brave e cattive persone. Poi, tra le cattive persone, ci sono anche dei vincenti, purtroppo. E tra le brave persone, purtroppo, ci sono anche dei perdenti ...."
Un concetto che vorrei utilizzare nel riesaminare e dare il mio contribuito. Chi fa sport non può pensare che solo per questo fatto, quasi per grazia ricevuta, fa del bene.
Lo sport fatto bene, allenato bene, può fare bene, ma fatto male, allenato male, fa sicuramente molto male.
Gli esempi da citare sarebbero innumerevoli che è il caso di sorvolare. Quindi è da riflettere su come stabilire se è uno sport è fatto bene ed allenato altrettanto bene.

Al primo posto di una ipotetica scala di valori metterei il più profondo rispetto delle persone che giocano, dei ragazzi/e nel caso del settore giovanile.
Questa qualità non viene purtroppo sviluppata/testata nei corsi di formazione degli Allenatori. Stiamo molto attenti a vedere se chi vuole allenare conosca il gioco, lo sappia insegnare, ma poco a quanta educazione e rispetto dell´altro mette sul campo.
Eppure questa è la prima cosa. I ragazzi devono essere bene informati della necessità di cambiare società se dove stanno non li trattano con il dovuto rispetto, di cambiare sport se non trovano società che mettono al primo post la persona e poi l´atleta. Di questo sono profondamente convinto ed è la linea guida che ho seguito nel suggerire a mio figlio dove poter praticare sport.
Alcune discipline sportive, tra le quali il volley, da anni certificano la qualità dei Centri/Società di avviamento alla loro disciplina sportiva. Forse sarebbe il caso anche per altre Discipline di iniziare a ragionare in questi termini.
Ma non solo favorendo nei finanziamenti o sconti di tasse da pagare, club con istruttori/allenatori qualificati dalle Federazioni e "certificati" da Organizzazioni esterne ed indipendenti, non solo per la qualità degli impianti messi a disposizione, dei medici, osteopati, psicologi che lavorano presso la società, ma anche e soprattutto, per il livello etico della Società Sportiva.
Basterebbe analizzare squalifiche, incidenti ed altro ancora accaduto presso la società negli ultimi anni per poi dare o non il bollino di qualità certificato dalla Federazione. Fare in modo che questo riconoscimento abbia valenza anche nei rapporti con le istituzioni pubbliche locali.
Basterebbe inserire nei termini di valutazione degli aspiranti istruttori/allenatori anche una valutazione delle qualità etiche della persona per poi seguirlo da quel punto di vista anche in termini comportamentali in gara, favorendo con corsi gratuiti chi eccelle in questo aspetto, annotando, anche il plus comportamentale e di Fair Play.
Infine mi chiedo e Vi chiedo di promuovere una riflessione su come i mezzi di informazione debbano declinare la propria attività in termini di etica per i giovani.
Ha senso parlare di una partita under 14 come se fosse una partita del massimo campionato professionistico o anche questo linguaggio deve adattarsi al rispetto di soggetti in formazione?


Fonte: Giovanni Salbaroli - Delegato UNVS Romagna

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