30 Ottobre 2020
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IMPARARE AD ASSUMERSI LE RESPONSABILITÀ COME UOMINI

03-07-2020 17:35 - Bassa Romagna
La società cosiddetta moderna, sta vivendo una profonda crisi di valori. Questa carenza nel ridefinire regole morali del vivere sociale, ha prodotto un effetto alone, che si è riverberato, immancabilmente, in ambito sportivo.

Lo sport ha però le sue responsabilità, che non possono essere eluse. È d’uopo ricordare che il ridefinirsi di tutta la attività sportiva, che ha caratterizzato il cambiamento profondo della società civile, ha avuto inizio, anche, con una valanga di denaro, che, soprattutto in ambito calcistico, ha invaso e sovvertito tutte le regole di buon senso e di ogni equilibrio morale. La prima forma di dipendenza creatasi è stata, infatti, quella legata al vile denaro. Non vogliamo in questa sede demonizzare le risorse economiche, che sono assai utili per una vita degna di tale nome.

Questa prima fonte di dipendenza, è legata strettamente alla conseguente forte esposizione mediatica e alla personalizzazione dello sport, che ha spostato i riflettori dalle attività agonistiche alle vicende di vita dei singoli campioni.

Si è creata così una nuova religione, il cui “dio” più adorato rimane il denaro e i cui riti liturgici sono rappresentati dalla futilità dei nuovi comportamenti umani. La richiesta proveniente dall'ambiente di creare atleti sempre più competitivi, con cui identificarsi, ha spalancato le porte del doping, che ha sovvertito non solo il senso comune della morale più sana, ma ha consentito agli atleti di fornire prestazioni sempre più esasperate, che hanno avuto, come risvolto finale, il maggior guadagno di denaro.

Abbiamo assistito ad una sorta di deresponsabilizzazione individuale, che ha cancellato i connotati umani dei singoli atleti. Parlo di assenza di responsabilità in quanto tutto il mondo sportivo è preda di eccessive pressioni esterne all’ambiente, in grado di condizionarne i comportamenti. L’esposizione eccessiva a queste nuove regole, è strettamente legata agli stati mentali, degli atleti e della gente comune. Alcune persone, forse troppe, sono incapaci di gestire le proprie emozioni, che, evidentemente, risultano assai penose da sopportare. Gli uomini, sin dalla notte dei tempi, hanno cercato di alterare i propri stati interni, ricorrendo alle droghe, all,alcool, al fumo, al gioco d’azzardo, ecc. Ora, tutte queste componenti sono in grado di mutare gli stati emozionali a breve termine, ma sono foriere di risultati disastrosi a lungo andare.

Questo mette a fuoco, ad esempio, l’immaturità psicologica di molti atleti, i quali, invece di imparare a gestire gli stati emozionali, cosa che comporta tempo, dolore e fatica, trovano più agevole e remunerativo ricorrere a rapidi palliativi, come le sostanze stupefacenti.

Ne deriva una società malata e soprattutto un ambiente sportivo, in forte sofferenza valoriale.

Bisogna assolutamente imparare ad assumersi le responsabilità come uomini.
Il passaggio attraverso forche caudine della sofferenza, del dolore e del sacrificio, è l’unica terapia in grado di cambiare gli eventi.

Sono essi ingredienti dell’animo umano che non passeranno mai di moda.

Questo dobbiamo insegnare ai nostri ragazzi. La vita non è quella dorata di pochissimi, (non so quanto), privilegiati. È opportuno ricordare che il mondo continua anche dopo la cessazione della attività agonistica. La vera vita inizia non appena si spengono le luci della ribalta. Non si può continuare a vivere di sogni. La vita è fatta di cose concrete.

Per sognare, c’è sempre tempo.



Dottor Nicola Pecere
allenatore mentale
associato Sezione UNVS "Bassa Romagna"



Fonte: Addetto stampa Sezione UNVS Bassa Romagna

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