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La Cultura Del Movimento

09-03-2015 14:29 - News Generiche
Lo Sport come "cultura" di vita
Forse questa considerazione potrà sembrare ovvia, ma sono convinto che i figli di genitori attivi e sportivi cresceranno con una solida e ben radicata cultura del movimento.

Se per noi sport e movimento non sono sinonimi, lo sono invece per un bambino piccolo, per il quale il significato di queste due parole non può prescindere dall´imitazione della madre e del padre.

Genitori sedentari, che usano l´automobile anche per piccoli spostamenti, che non escono mai di casa, difficilmente inciteranno i propri figli a correre, a saltare, ad arrampicarsi.

Qualsiasi genitore si rende conto, e gli addetti ai lavori lo confermano, che lo sviluppo motorio si forma in tenera età. I movimenti, e l´abitudine ad essi, che il bambino apprende nei primi anni verranno conservati per tutta la vita.

Ci sono senza dubbio bambini più evoluti di altri dal punto di vista motorio, ci sono tempi di sviluppo differenti, ma per ogni bambino il movimento è essenziale, vitale.

Lo sport regala al bambino infiniti benefici perché è una esperienza multipla, è relazione con gli altri e con l´ambiente che li circonda, è capacità di apprendere, è conquista della propria autonomia, del proprio senso di responsabilità, è costruzione della propria autostima. Non soltanto benefici fisici, quindi, ma anche benefici psichici.

Mi rendo conto che il mondo è molto cambiato, anche solo negli ultimi vent´anni, ma mi piace credere che il loro carattere si possa costruire e rafforzare anche grazie ad una vita condotta all´aria aperta, in maniera armoniosa con la natura.

Dopo aver parlato di benefici del movimento, molti genitori obietteranno che, con i ritmi attuali di vita far fare sport ad un bambino non è facile.

E´ vero, ma diventa più facile se cambiamo il nostro modo di vedere lo sport. Lo sport che ci propongono i media è sport-spettacolo, lo sport che intendiamo noi è "anche" Sport come abitudine di vita.

Se è relativamente facile portare al parco-giochi vicino casa un bambino di due anni, dover attraversare una qualsiasi grande città, per far fare un´ora di sport al bimbo più grande, per un genitore alle prese con il lavoro, la baby sitter, le bollette, i lavori domestici, può rappresentare una fatica insormontabile.

Ci potrebbe pensare la scuola, ma la scuola primaria in questo campo è da sempre, salvo rare eccezioni, latitante.

I segnali in questa direzione per il futuro non sono affatto incoraggianti.

E´ però troppo scontato affermare che è difficile far fare sport ai propri figli per un problema di tempo e di costi.

Spesso quello che manca è invece una vera e propria cultura del movimento e occorre che altri soggetti si sforzino di proporla: il pediatra di base ad esempio, per la possibilità che ha di fornire una fondamentale informazione capillare già in tenera età, il medico sportivo, le associazioni di volontariato e senza fini di lucro...

E sempre buona UNVS a tutti.


Fonte: Giovanni Salbaroli - Delegato UNVS Romagna

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