28 Novembre 2020
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MAI DIRE “NON”…

21-06-2020 17:31 - Bassa Romagna

Nell’intercalare della dialettica quotidiana, usiamo spesso l’avverbio “NON”.

E’ una particella che proferiamo a volte a “sproposito”, ma è necessario dire che il suo uso ed il suo significato sono carichi di alcune implicazioni.

Specifichiamo subito che la mente di ciascuno di noi non conosce il significato della negazione. Il cervello è stato programmato per esprimere la positività. In altri termini, non concepisce la mancanza di qualcosa. Nessuno sa spiegarsi questa particolarissima caratteristica della mente umana. Una eventuale precisazione potrebbe essere fornita da Domineddio in persona. Ma veniamo al significato del nostro comunissimo avverbio.

Da bambini non ne avvertiamo l’importanza, per cui se una volta avete sgridato i vostri atleti o i vostri figli, usando la negazione, sappiate che il significato percepito dal vostro interlocutore era diametralmente opposto a quello che intendevate fornire. Facciamo un esempio classico. Quando dite ad un atleta” non fare questa cosa”, sappiate che l’ordine che gli avete impartito, sarà “fai questa cosa”. Molto spesso lo sportivo assumerà un comportamento diametralmente opposto a quello che avete chiesto di produrre.
Ancora, ogni volta che dite ad una persona di “non preoccuparsi,” di fatto, gli state ordinando di farlo. Pertanto, quando parliamo con qualcuno, verosimilmente un allievo od uno sportivo, il messaggio verbale avrà una duplice valenza a livello comunicazionale. Esso, infatti, giungerà sia alla mente conscia e soprattutto alla mente inconscia, che, come sostenevo poco fa, non riescono a comprendere le negazioni.

Se vi dicessi di non pensare ad una Ferrarti gialla, la vostra mente sarà costretta, comunque, a pensare al bolide giallo che ho evocato. Dunque, alla luce della funzionalità delle menti conscia ed inconscia, sarà opportuno rivedere il modo di usare di questa piccola ed incredibile parolina. Per esempio, uno degli usi che si può fare del “NON”, è utilizzarlo per indurre uno stato ipnotico. L’utilizzo di una serie di negazioni articolate in rapida successione, distrae la mente conscia, che cerca di capire il significato di ciò che viene espresso, mentre il messaggio che noi veicoliamo con tali negazioni, costituiscono il nerbo della suggestione che si vuole fornire.

Ma lasciamo da parte per un attimo gli stati alterati di coscienza, come quello ipnotico.

Se volete che il vostro atleta faccia ciò che gli chiedete di fare, dovete impartirgli la suggestione utilizzando una frase che abbia un senso compiuto positivo. Ad esempio, se volete che lo sportivo mantenga una certa disciplina tattica, dovete "impartirgli l’ordine" in questi termini, ad esempio: “occupa la zona di tua competenza e resta lì , qualsiasi cosa accada”.
Ovvero, nell’inviare le informazioni che avete in mente, dovete essere chiari, concisi e congrui. Parlo della congruità, in quanto questo è un momento fondamentale della comunicazione tra atleta ed il suo allenatore. Se impartite gli ordini in maniera concisa, chiara, ma non usate il tono di voce corretto, l’atleta “leggerà” il vostro” inconscio”, ricavandone la impressione che non siete sicuro di quello che dite. Questo non lo motiverà a sufficienza.

Un’altra maniera di incoraggiare uno sportivo, riguarda il saper riconoscere e ricalcare la sua realtà interna. Il “NON” ha a che fare, infatti, con i nostri programmi mentali. Il nostro cervello è un vero e proprio computer. Per funzionare alla perfezione, ha bisogno di utilizzare determinati programmi.
Due di questi programmi fondamentali per la riuscita della prestazione e per motivare lo sportivo di turno, si chiamano “via da” e “verso a”.

La loro distinzione non è per nulla difficile. L’atleta che utilizza il programma “via da”, non ha un obiettivo ben preciso, perché sta scappando da qualcosa. Ad esempio, se dico che Ravenna non mi piace, non ci vivo bene, questo mi potrà portare in qualsiasi altra città, perché quello che mi preme è andar via da Ravenna. In tal caso non ho un obiettivo ben preciso. Non ho il senso della direzione in cui voglio andare. Al contrario, il soggetto "verso a”, possiede un preciso senso della direzione ed ha in mente un obiettivo ben nitido. Ritornando all’esempio di prima, se affermo che a Ravenna vivo bene, ma mi piace molto di più vivere a Roma, è assai plausibile pensare che finirò per lavorare e vivere a Roma. Il soggetto “verso A” vive con l’obiettivo alle spalle. L’atleta “Verso a”, avrà di fronte a sé l’obiettivo. Quindi, lo raggiungerà molto prima. Infatti, Seneca sosteneva che “nessun vento è favorevole al marinaio che non sa dove vuole andare”.

La presenza dell’uno o dell’altro programma mentale si ricava stando attenti a come vengono usate parole.

L’atleta che utilizza il programma “via da”, parlerà usando soprattutto le negazioni: ”Non voglio litigare con i compagni; non voglio giocare in quel ruolo; non voglio più fare brutte figure; non voglio più arrivare secondo.

L’atleta che invece utilizza il programma “verso a”, userà un linguaggio francamente positivo, perché sa bene quello che vuole e lo percepisce con chiarezza dal punto di vista dialettico. Esempio: “voglio ottenere quel risultato, voglio distinguermi dal resto dei compagni”, e così via.
Il riconoscere tali programmi mentali, è fondamentale per poter motivare uno sportivo. Un "via da” dovrà essere motivato usando delle negazioni nell’intercalare del discorso: non devi fare questo; non devi giocare così, ecc. Si tratta di un vero e proprio “ricalco” della realtà interna della persona, ovvero un linguaggio che la persona conosce molto bene, perché egli si motiva da solo in questa maniera.

Un atleta “verso a”, va incoraggiato parlandogli in positivo; mostrandogli il risultato finale e incoraggiandolo a raggiungerlo grazie alle sue qualità.

Per finire, è bene rammentare che questi programmi mentali sono contestuali. Non usiamo sempre lo stesso, ma li utilizziamo a seconda delle circostanze e dei momenti particolari che stiamo vivendo.




Dottor Nicola Pecere
Allenatore mentale
Associato Sezione UNVS “Bassa Romagna”



Fonte: Addetto stampa Sezione UNVS Bassa Romagna

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